White House, Trump 0 – Spie 1

flynn

Gli spioni di Langley e quelli più defilati e influenti di Fort Meade un primo trofeo possono già esibirlo, ed è la testa di Michael Flynn, consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, costretto a dimettersi dopo gli improvvidi abboccamenti con l’ambasciatore russo a Washington.

L’ultimo atto della guerra sotterranea tra l’intelligence e Trump, qui da noi passata quasi del tutto sotto silenzio, negli USA sta suscitando parecchia preoccupazione. La profonda frattura consumatasi nei mesi scorsi tra le spie e l’inquilino della Casa Bianca,  dopo le puntute indagini sul presunto supporto russo all’elezione di Trump, potrebbe infatti sfociare nella clamorosa interruzione delle forniture di intelligence allo staff di Trump. Un ammutinamento in piena regola che non ha precedenti nella storia americana.

Il pretesto è di facile presa sull’opinione pubblica: le spie sono convinte di posseder prove sufficienti per temere che Putin possa disporre di occhi e orecchi attivi all’interno della Situation Room; una vera e propria  iattura che oltre a bruciare informazioni e analisi preziose, fonti  e metodi dell’intelligence, metterebbe – ça va sans dire – gravemente in pericolo la sicurezza USA.

Una chiosa infine sull’outlet e sulla fonte che per prima ha ipotizzato la possibilità che lo spionaggio possa chiudere i rubinetti dell’intelligence. L’autore è John R. Schindler, ex analista dell’NSA, oggi collaboratore dell’Observer, magazine di proprietà di Jared Kushner, il chiacchieratissimo genero di Trump. Qualcosa non vi torna?